Una chiacchierata con Bunna, il nostro secondo Reggae Ambassador

Il secondo personaggio a ricevere il riconoscimento come Reggae Ambassador è stato Bunna, storico membro e cantante degli Africa Unite. Durante la live ci ha intrattenuto per più di un’ora riportandoci indietro nel tempo, quando il reggae in Italia fu scoperto da pochi ma buoni. La sua personale avventura con la reggae music inizia negli anni 80 quando lui e Madaski, rimasero tanto folgorati dal reggae di Bob Marley da iniziare a suonare le cover dei suoi pezzi. L’amore per la Giamaica è stata sicuramente la base, ma da subito i due hanno pensato di cercare la loro strada che rappresentasse la provincia italiana e non un ghetto di Kingston. Così mentre il reggae di Marley è stata la prima fonte di ispirazione, colpiti dal suo flow, dal ritmo, ma allo stesso tempo dai testi e dal forte messaggio che passava attraverso la musica, salire su un palco significa anche avere appeal, si ha un certo potere ed era giusto esprimere anche il proprio pensiero. Questa la mission degli Africa Unita che si è mantenuta sempre ben presente.

Il nome deriva proprio da un pezzo di Marley e all’inizio nel ingenuità dei tempi aveva anche una d finale che poi con il tempo è sparita capendo che non centrava nulla. La collaborazione con Madaski è poi unica, un connubio tra due generi diversi che da fuori può far pensare a un grande divario. In realtà i due vanno molto d’accordo quando lavorano sugli Africa, i testi in italiano sono di Madaski, Bunna si occupa più del punto di vista armonico e melodico e scrive i testi in inglese. Ecco che un equilibrio è stato trovato e una stupenda armonia li accompagna da 40 anni.

Bunna ricorda che negli anni 80 le realtà reggae si potevano quasi contare sulle dita di una mano. A Milano ci stavano i Papa Winnie, a Venezia i Puff Gong  poi divenuti i Pitura Freska, a Bari i Different Sylee capitanati da Mimmo Superbass e tutta la sua crew e a Catania c’erano i Jah Children Family, una comunità rasta, conscious e molto mistica. Queste erano le realtà iniziali, poi c’erano i distributori di dischi come Good Stuff di Marco Provvedi e Fernando Pallone (distributore di dischi reggae di Roma) e Concerko di Mirco Melanco distributore per corrispondenza. Lui e altre situazioni sue organizzavano inoltre tutti gli anni un raduno a Cesena al Vidia Rock Club, una discoteca. E così che le realta italiane si conoscevano, allora si sentiva molto la family e c’era molta collaborazione e tutto questo Bunna lo ricorda come un periodo molto bello.

Parlando poi di come far ripartire la scena reggae italiana dopo questo lungo stop, Bunna ha risposto in maniera molto interessante: “Mi vien da dire visto che la partenza sarà’ graduale di dare risalto a delle situazioni piccole, si potrebbe dare visibilità a delle scene più piccole. Si capisce infatti facilmente il valore di uno show, di come è strutturato e questo potrebbe essere un buon momento per realtà piccole e quindi anche meno costose in spazi ridotti per dare vita e luce anche a loro e creare così un ricambio. Se non dai ma la possibilità a qualcuno di farsi vedere come può emergere? Ne conosco molti, ci sono situazioni molto valide che hanno difficoltà a emergere perché non hanno garanzia di portare un grande pubblico. In questo senso il Rototom Sunsplash ha fatto molto e bisognerebbe prendere spunto dalla loro esperienza.” Pensiero, questo completamente condiviso da noi che ai giovani vogliamo dare spazio e visibilità.

La parola poi è passata al nostro presidente, Lucio per conferire a Bunna il nostro riconoscimento. Lucio ha esordito così: “tu sai da quanti anni ci vediamo sui palchi mi viene da dirti questo perche sei stato il primo che mi ha dato modo di farmi fare il 1. Sunsplash a Castel Dazzano. Stiamo parlando dal 92-93 ad oggi, io son ancora oggi molto contento di avervi conosciuto in una sala a Brescia molto piccola dove vi  ho proposto di venire a Castel Dazzano e vederti qui oggi sempre più giovane e grintoso è bellissimo. Io sono contento di stare qua a fare da portavoce a tutta questa gente che ti vuole bene. Il reggae unisce i cuori, non dobbiamo sposarci tra di noi, ma il reggae ci da la forza di farci fare queste cose belle. Ecco che se devo aiutare qualcuno preferisco aiutare gli artisti italiani.”

Bunna ringraziandoci ha sottolineato l’importanza che nel dare ognuno il suo apporto in questo mondo, si sia andati tutti remando nella stessa direzione. E anche quanto abbiamo bisogno gli uni degli altri. Ovviamente condivide questo premio con Madaski e ci racconta come in questo 2021 avrebbero dovuto festeggiare il loro 40. compleanno. Un disco è già pronto, ma uscirà quando la musica si potrà nuovamente portarla in giro sui palchi. Ammette poi di non vedere la fine del tunnel per fare le cose fatte in un certo modo, ma si resta a vedere, intanto il disco c’è e quindi quando si potrà, ready!

Della stessa filosofia è anche l’associazione One Love che come ha spiegato bene Ras Ale deve farsi trovare pronti e per questo stiamo chiedendo oggi un piccolo contributo che permette a noi di creare le basi su cui si possono far cantare gli artisti e far muovere l’intero movimento reggae italiano. E anche farlo tornare sul originario spirito di love, peace & unity, che si sta andando perdendo in Italia sempre di più negli ultimi anni. A questo Bunna ci ha risposto cosi: “Senza dubbio sarebbe importante riuscire a farlo, ma non ho la bacchetta magica per sapere come farlo, ma sarebbe importante far rinascere anche nel pubblico quell’attitudine li, come agli inizi in cui ci si sentiva una grande famiglia che andava insieme nella stessa direzione. One aim, one destiny mirare sempre nella stessa direzione e tornando al solito esempio del Rototom Sunsplash, che è stato molto importante da questo  il fatto di promuovere, pubblicizzare e supportare la cultura del reggae va anche oltre la musica, rispettare la cultura del rispetto dell’altro, la cultura del rispetto del diverso. Questa roba qua va di pari passo col reggae, la musica è divertimento però tutto quello che sta dietro è importante. Il messaggio, che rivenga fuori deve passare anche alle nuove generazioni. Questo è fondamentale.”

Cosi Lucio ha ribadito il concetto basico dove l’invidia non dovrebbe esistere, ma tutti dovrebbero sposare la filosofia reggae, unendosi in questo devono creare una famiglia del mondo reggae perché se stiamo tutti per conto proprio non si va da nessuna parte. Concetto questo che Elis, responsabile media dell’associazione, ha poi cercato di spiegare ancora meglio, partendo proprio dal motivo per il quale eravamo tutti riuniti in una live Facebook. “Abbiamo iniziato cosi con questo gioco in cui diamo i ns riconoscimenti ai reggae ambassador, ma quello che c’è’ dietro è di dare voce a tutti voi che avete creato e fatto crescere la famiglia reggae italiana proprio in un momento in cui secondo noi si è sgretolata. Ci sono oggi tante piccole famiglie reggae che forse non si conoscono tra di loro, forse non si rispettano o forse sono invidiose le une delle altre. Nell’estate  2019 prima del Covid  io che sono un amante dei festival, non sapevo dove andare, perché’ c’erano una miriade di piccoli festival da due-tre giorni che si sovrapponevano. Per chi però ama la musica reggae l’interesse è quello di passare un estate insieme e quindi avere modo di andare da un festival al altro, parlo anche a nome di chi ci lavora e ci vive di queste situazioni, come quelli dei mercatini che devono così scegliere se andare ad uno o l’altro festival, col rischio poi di pentirsi delle loro scelte. Questa  è una situazione inconcepibile e non è questo lo spirito della reggae music. La reggae music ha un fortissimo messaggio sociale che è quello del rispetto e della fratellanza, quello della pace e del amore, e questo è il nostro fine primario: non nasciamo come l’ennesima associazione che vuole fare solo il suo festival. Non è questo e non è solo questo, ci sarà un festival il giorno in cui lo potremo fare, ma quello che stiamo cercando di fare in un momento in cui tutto è chiuso e fermo è di riportare alla luce questo messaggio e la sua importanza.

Ras Ale ha aggiunto un altra cosa molto, ma molto importante che si racchiude in due parole: NO COMPETITION, ognuno ha la propria personalità e fa quello che vuole e non va criticato, non ci vuoi andare, libero di non andarci, ma stai andando a sentire un artista, un cantante, della musica, allora mettiamoci d’accordo, qui c’è bisogno di molta umiltà, e noi che promuoviamo musica reggae siamo disposti a fare un passo indietro e piuttosto di entrare in competizione con altre realtà reggae che organizzano eventi online di venerdì abbiamo deciso di spostarci al giovedì alle 19.

E con passione e umiltà continueremo a dare voce e spazio a tutti che da sempre rappresentano in Italia i valori reggae in cui noi dell’associazione One Love ci identifichiamo e dai quali crediamo fermamente si debba ripartire. Stay tune che giovedì alle 19 torniamo live.